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>All'università di Verona gli studenti marocchini erano i più dotati fra gli stranieri, molto più dei palestinesi, troppo religiosi e insopportabilmente prude. È una bella impresa per chiunque coniugare rivoluzione e islam, comunismo e fanatismo religioso. Gli studenti marocchini erano, in questo senso, i più sciolti e realisti. Gli studenti palestinesi, dunque altrettanto arabi, erano invece incastrati nella stessa inconcludente ideologia anti-sionista, autentico sfogo esterno per dimenticare l'inconciliabilità dei loro assunti politici interni. Io gli dicevo che sarebbe stato tanto più comodo sfruttare Israele anziché combatterlo inutilmente, che ci dovrebbe essere un tempo massimo anche per arrampicarsi sugli specchi e che, quando un ideale non funziona e non modifica (dopo decenni - dal 1948, per l'esattezza) la realtà, bisognerebbe passare a un altro ideale che tenga conto, ahilui, della rivoluzione tecnologica subita dalla concezione temporale che ci si fa oggi dei millenni passati. Invano, ovviamente. I marocchini in Italia - ho diviso anche un appartamento con studenti marocchini - hanno un solo anelito, molto giusto: ignorare le loro origini o, quanto meno, ridimensionarle se non gli torna comodo per le loro carriere future; non erano molto disposti a farsi irretire da romanticismi ideologici passati, esattamente come i giovani tedeschi sui trascorsi storici dei loro padri di appena ieri. I marocchini studenti di stanza in Europa e i giovani tedeschi hanno, a differenza dei loro coetanei palestinesi, una concezione più immediata del tempo e della storia, affermano innanzitutto la necessità di essere più individui che espressione ideologica di un popolo: i marocchini perché, coltivandosi, studiando e organizzando ambizioni, riconoscono immediatamente l'inattualità di un presente, i tedeschi perché riconoscono l'invivibilità di un recente passato, e entrambe le gioventù tendono con tutte le forze a liberarsi da ogni nazionale ipoteca sul futuro della quale non sono responsabili. Una vera rivoluzione - positiva - nel mondo arabo si avrebbe se questa concezione consapevolmente astorica del rapporto fra il Tempo e il proprio tempo attecchisse anche fra la gioventù palestinese e, inoltre, medio orientale in generale.