"Due Spicci", la nuova serie di Michele Rech, in arte Zerocalcare, disponibile su Netflix da pochi giorni, fa schifo al cazzo.
È proprio così. È merda che puzza.
Una trama che sta in piedi grazie a scotch e sputo, trascinata per otto interminabili episodi e annacquata all'inverosimile con i soliti monologhi interiori del Nostro, che come al solito doppia tutti i personaggi con quella sua vocina in falsetto che fa rabbrividire pure i peli del cazzo.
E l'invecchiare… e la vita che non va per come avresti voluto… e c'ho l'ansia per il futuro… e le aspettative della società… e i fascisti… e il patriarcato…
E CHE PALLE! CAMBIA REGISTRO, MADONNA LADRA!!!
E tanto lo so che la colpa è sempre mia, che mi direte: >hurr durr, epperché l'hai vista se ti faceva così tanto schifo al cazzo, eh? EH?!?
PERCHÉ SONO UN COGLIONE, OK?!?
Maledetto me e la mia integrità intellettuale, che concedo sempre il beneficio del dubbio prima di formulare un giudizio.
devo dire che qualche risata me l'ha fatta fare. concordo che è una trama stirata all'inverosimile, continui flashback e divagazioni mentali. sulla cosa della nostalgia secondo me gliela impone anche netflix, somiglia molto alle serie precedenti e fa venire la lacrimuccia ai millenial, funziona bene cosi e li fa fatturare.
Ho visto solo la prima serie, ma pur avendo un anno in meno di lui, non mi dice proprio niente. Sarà che sono cresciuto al Nord in un ambiente principalmente di destra e me ne sono sempre stato per i cazzi miei, di politica non me ne è mai fregato un cazzo e non mi sono attaccato come un ossesso alla mia infanzia e adolescenza.
ZC è un autore di nicchia, nel senso che parla ad una comunità ben specifica: la gen x di sinistra delusa e che si sente sconfitta. Sarebbe anche molto romano, ma quello ormai rientra nella comicità nazionale. Purtroppo, per motivi che a me non sono del tutto chiari ma che credo che si possano riassumere in "non abbiamo niente altro" è stato preso e trasformato in un autore nazional-popolare quando non lo è.
Smesso di cagare ogni espressione di Zerocalcare intorno al 2012, i guizzi simpatici non erano abbastanza rispetto al romanesco e ai temi da centro sociale mischiati con cultura pop consumista (Zerocalcare serio traditore del popolo). Mi stava venendo un bel tumore, appartengo alla generazione di quelli che lo considera un grande e li disprezzo tutti, viscidi piccoli borghesi ed eterni adolescenti.
Ho visto il primo con piacere perché non aveva implicazioni politiche, ma col cazzo che mi guardo questo e quello prima che parlano di fasci e maschilismo.