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 No.236262


Mi chiamo Antonio, ho 52 anni e molti di voi penseranno che sono un "mostro".
Mio figlio si chiama Luca, ha 17 anni. Per i primi due mesi di questa estate, il suo fuso orario era tarato su quello di Los Angeles. Andava a letto alle quattro del mattino a guardare le live su Twitch e si alzava alle due del pomeriggio, strisciando verso il frigorifero con l'energia vitale di un bradipo sedato. La sua più grande fatica fisica era scartare il ghiacciolo.
A fine agosto, a due settimane dall'inizio della scuola, il Duca mi si presenta in salotto.
«Pa', mi servono 250 euro.»
«Ah,» rispondo io, abbassando il giornale. «Devi pagare un riscatto? Hai investito in criptovalute?»
«No, escono le nuove Jordan in edizione limitata. Le droppano dopodomani. Mi servono.»
Lì ho avuto un'illuminazione. L'ho guardato, con i suoi pantaloni larghi e il capello laccato, e gli ho detto: «Le Jordan non te le compro. Ma ti do l'opportunità di comprarti tutto il negozio. Da domani mattina, per due settimane, vai a dare una mano allo zio Beppe con la ditta di traslochi prima di tornare a scuola. Ti dà 40 euro al giorno. Se ti lamenti, non ti paga.»
Luca ha fatto un mezzo sorriso di sufficienza.
«Tsk. Traslochi. Che ci vorrà mai? Sposti due scatoloni e fine.»
Il giorno dopo, alle 5:45 del mattino, l'ho buttato giù dal letto. È sceso in cortile vestito come se dovesse girare un video trap: pantaloncini bianchi immacolati, calzino di spugna a metà polpaccio, t-shirt oversize e, ironia della sorte, le sue Jordan vecchie.
Lo zio Beppe, un uomo di 110 chili che si nutre esclusivamente di caffè e sigarette senza filtro, lo ha squadrato da capo a piedi. Ha sputato per terra, gli ha messo in mano un paio di guanti da lavoro croccanti di sporco e gli ha detto: «Sali, principessa.»
Il primo giorno dovevano svuotare l'appartamento di un'anziana al quarto piano. In un palazzo del centro storico. Senza ascensore.
Alle 18:30, quando Luca è tornato a casa, non è entrato dalla porta. È letteralmente collassato sullo zerbino dell'ingresso. I suoi pantaloncini bianchi erano di un colore a metà tra l'asfalto bagnato e il marrone fango. Aveva lo sguardo perso nel vuoto, gli occhi vitrei di chi ha visto le trincee.
«Com'è andata?» gli ho chiesto, fingendo di scolare la pasta in cucina.
Lui ha alzato una mano tremante.
«Papà… quella signora… aveva una cassapanca in noce massello del Seicento. Piena di enciclopedie degli anni '70. E lo zio Beppe mi ha detto che se la rigavo sui muri mi scalava il danno dalla paga. Ho visto la morte in faccia, papà.»
Nei giorni successivi, la trasformazione è stata degna di un documentario di Superquark. Il terzo giorno ha smesso di mettersi il gel. Il quinto giorno ha iniziato ad andare a letto alle nove e mezza di sera, crollando sul divano mentre io e sua madre guardavamo i quiz in tv.
Ma il capolavoro assoluto, il momento che incornicerò per sempre nella mia memoria, è avvenuto alla fine della prima settimana.
Ha preso la sua prima busta paga. 240 euro in contanti, stropicciati, che odoravano di polvere e sudore.
Sabato pomeriggio lo accompagno al centro commerciale. Lo vedo che si avvicina alla vetrina del negozio di scarpe. Guarda le famose Jordan in edizione limitata, prezzate 250 euro. Poi abbassa lo sguardo sulle banconote sgualcite che ha in mano.
Vi giuro, ho visto i criceti nel suo cervello fare un calcolo matematico istantaneo. Ha convertito il prezzo in euro nell'unità di misura "piani di scale fatti con una lavatrice sulla schiena".
Si è girato verso di me, serissimo.
«Papà, sai che c'è? Le scarpe che ho addosso sono ancora perfette. Vado a prendermi un trancio di pizza e il resto me lo carico sulla Postepay.»
Ero così fiero che mi tremava il mento. Ho annuito solennemente.
Da una parte, sono felice e orgoglioso di avergli insegnato che i soldi non crescono nel bancomat. Dall'altra, vi confesso che quando lo guardo zoppicare per i dolori muscolari a 17 anni, implorando sua madre di spalmargli l'Arnica perché "non sente più le vertebre lombari", mi sento un po' in colpa.


Come erano le estati di vecchianon?

 No.236269 RABBIA!

Bella promptata, adesso vattela a pija 'nder culo.

 No.236270 RABBIA!

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didn't read lol

 No.236274

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Bella sta fantasia boomer.
Io non sono mai stato un bambino viziato, non prendevo neanche la paghetta. Pic relata è l'unico capriccio che abbia fatto nei miei anni da balilla.

 No.236287 RABBIA!

File: 1784661294626.jpg (61.61 KB, 271x264, non lassie (2).jpg)

>>236270
STUPIDO CANE

 No.236294

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>>236287
ci vuole più cane

 No.236311

>>236274
Ma più che altro, perché i boomer sono così ossessionati dal lavoro, e soprattutto dal lavorare 1000 ore per una paga misera?
La stessa generazione che aveva tutto servito su un piatto d’argento e che a 45 anni andava in pensione…

 No.236317

>>236311
>perché i boomer sono così ossessionati dal lavoro
Perché conducono delle vite tristi e vuote, senza passioni e senza stimoli, il lavoro è l'unica cosa che dà loro un motivo per alzarsi la mattina e dare un significato alle loro misere esistenze.

 No.236321

>>236317
Magari anche aver visto la miseria pelosa della generazione precedente,
e il fatto di avere un lavoro con orari è meglio che fare il pastore e puzzare di pecora anche dopo lavato.

Poi c'è il fatto che i loro percorsi lavorativi sono stati relativamente piacevoli in quanto i ruoli erano ancora liberi e non intasati di stronzi leccaculo pronti ad accolltellarti alla gola per far carriera come abbiamo trovato noi.

 No.236322

I traslochi sono stati ilpiù bel lavoro che ho fatto in vita mia: ti rompi il culo, ti pagano una miseria ma trovarsi a rattare con il ciarpame che buttano via è impagabile.
Tutti hanno la stessa identica roba, gli stessi identici mobili, gli stessi identici tapis roulant che non usano da decenni.
I meglio soldi li facemmo (io e il mio socio dell'epoca) con un letterale pezzo di legno ottenuto da un solo albero, grande come un tavolo da 8 persone ancora con la corteccia e tutto, che ci frutto 2500 spiriponzi.
Ovviamente il primo lavoro che facemmo c'aveva un pianoforte. Ovviamente.
Non sono andato avanti perché iniziai quando ero troppo vecchio e potevo fare molti più soldi facendo altro ma se siete giovani prendetevi un furgone a noleggio e fatelo.
Sono soldi relativamente facili e vi divertirete un casino.

 No.236326

>>236322
P.S.: come in OP finirete che non comprerete più niente coi vostri soldi ma per il motivo opposto: non per quanto li avrete sudati ma perché il valore di tutto quello che vi circonda è meno di zero.

E ovviamente anche perché avrete già almeno tre copie di tutto quello che volevate prese da qualcuno che non sapeva che farsene.

 No.236327

>>236262
snoffai, ancorché opera di fantasia.
forse però sarebbe stata realistica ai tempi delle lire.

ah, all'epoca non c'era ancora abbastanza diffuso l'internetto, per cui quelli che andavano a dormire alle due del mattino era perché avevano autisticamente spergato sui videogiochini, ma non sarebbero riusciti a fare il fuso orario losangeleno per più di una settimana


>ECCO A VOI LA VERSIONE MODERNA MA SENZA USARE L'IA:


Mi chiamo Mario, ho 57 anni e ancora 19 di mutuo casa da pagare.
Mio figlio si chiama Kevin (nome scelto da mammà), ha 17 anni.
Per i primi due mesi di questa estate il suo fuso orario era tarato su quello di Los Angeles.
Cazzeggiava su Discord fino alle quattro del mattino con un australiano più coglione di lui.
E a volte pure con un neozelandese.
Si esprimevano in un inglese uno più merdoso dell'altro.
La sua più grande fatica fisica era scartare il ghiacciolo.

Il 20 luglio il Principino mi si presenta in officina.
«Pa', mi servono 250 euro.»
«'Sto cazzo!» gli rispondo stancamente indicandomi il pacco dei genitali.
«Ma pa', tu non capisci mai niente, escono le nuove Giordan Limited Ediscions, droppano lunedì, MI SERVONO.»
Lì ho avuto un'illuminazione.
L'ho squadrato dalla testa vuota ai piedi sporchi e gli ho detto: «Uno dei ragazzi di zio Beppe è finito in ospedale, ne avrà per un mese. Zio Beppe ha bisogno di un cameriere già da domani sera. Vai tu e ti alzi 35 sbleuri a serata. Se ti lamenti, non ti paga. Se fai cadere i piatti te li decurta dalla paga. Se non sei gentile e sorridente coi clienti ti perdi le mance. Insomma, se lavori una settimana ci rimedi le Giordan Droppate e magari ti resta ancora qualche euro, figurarsi se resisti di più».
«Ma pa', io non me la sento, ma mi hai preso per un…»
«A'mbecille, sei un metro e ottanta e non fai più palestra perché ti sei stufato. Zio Beppe di anni ne ha 59, è alto 1,65 ma si muove più di una locomotiva.»
«Ma pa', mi stufo, mi scazza, non ci voglio andare!»
«Allora addio Giordan Droppabili.»
«Ma pa', ma cosa sono questi modi NAZZIFASCI, ma che cazzo, ma come sei ingiusto! I miei amici hanno tutto quello che vogliono e pure la macchina e io invece per un paio di Giordan devo pure implorare, ma che cazzo.»
«A' secchino modera i termini: qui in casa (che sto pagando io) i soldi li sto guadagnando solo io, e quindi solo io sono autorizzato a stabilire come si spendono. Fatti adottare dalle famiglie dei tuoi amici, loro sì che hanno tutto quello che vogliono.»

Il Principino torna mugugnando alla suo piccì gheimingh.
Prende il cellulare per chiamare uno degli amichetti.
Ancora prima di squillare si sente il messaggio: «Wind. Credito residuo in esaurimento!»
«Ma pa', ma non mi hai fatto la ricarica?»
«No: mi stufo, mi scazza, non te la voglio fare.»
«Ma pa', dai, non si fa così, è INGIUSTO!»
«Allora fatti adottare dai tuoi amici. Oppure cominci a lavorare domani da zio Beppe e ti ricarichi tutto quello che vuoi.»

Seguono mugugni.
La sera del giorno dopo il Principino è da zio Beppe.
Zio Beppe gli dice: «non fare cazzate, vai veloce ma piano, vai preciso ma paziente.»
Incredibilmente riesce a completare la serata.
E ha già deciso che non ci vuole più andare.
«Ma pa', è faticoso, si sta sempre in piedi, corri qua, corri là, mai un attimo di pausa, non ce la faccio, è impossibile!»
«OK, va' da Zio Beppe a dirglielo ma senza lamentarti altrimenti non ti paga.»

Kevin torna a casa raggiante con trentacinqueuri in contanti.
Zio Beppe l'aveva capito benissimo che il rammollito non sarebbe durato più di una sera.
«Ora i soldi per la ricarica ce li hai, ma per le Giordans Ediscions Limiteds dovrai lavorare ancora…»
«Ma andate a cagare», soggiunge Kevin accendendo il piccì gheimingh.



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