No.228413
>Per uccidersi bisogna essere colti di sorpresa dall'infelicità, bisogna essere capaci di concepire altro da essa. Soltanto un'anima fresca invasa dalle delusioni può risolversi a compiere un atto così definitivo. Chi si è abituato a non credere più nella vita, perfettamente preparato a non aspettarsi più nulla da essa, non oserà mai porre fine con un gesto a un'amarezza inveterata.
>Egli ha acquisito l'automatismo nell'infelicità; si è salvato. Sa fin troppo bene che niente smentirà la feccia di irreparabile in cui si è arenata la sua speranza, e che nel suo cuore gli esseri umani e le cose hanno depositato tutta la loro quintessenza di orrore e di marciume. Per farsi fuori è indispensabile avere immaginato a lungo la felicità, essere disponibili alla novità ed essere schiacciati dall'inaudito. Ma per un classico dell'infelicità non vi è nulla di inaudito. Per lui tutto è interminabile; le sofferenze si susseguono ma non finiscono mai: l'irrimediabile, lungi dall'essere una rivelazione, è un sistema, il suo sistema. Così egli respinge la genialità del suicidio; per uccidersi bisogna [s]apere che cosa uccidere. Ma quando si trascina la propria assenza - e con essa non dei rimpianti ma la loro idea - non si può liquidare nella carne l'astrazione di ciò che non è, né annegare nel sangue la mancanza ideale di consolazioni. Di cosa mai disfarsi, quando non si appartiene più a nulla, quando non si possono più mendicare illusioni, quando le lacrime esigono una prodigiosa iniziativa e immense risorse? Il suicidio è ancora entusiasmo, è ancora ispirazione: una giovane infelicità intraprendente, troppo assetata di azione e sottomessa ai riflessi.
>Ma vi sono alcuni che, esitanti, a furia di riflettere, a un passo dal darsi la morte hanno ceduto. Mille volte si sono uccisi nel pensiero e mille volte hanno ricominciato a essere.
>Hanno vissuto i loro giorni come vigilie e domani di suicidio. Ogni volta hanno ucciso qualcosa dentro di sé; la loro «vita» è composta da quel che ne resta. Così, l'atto più importante che un essere umano possa compiere l'hanno trasformato in esercizio, in strumento di conoscenza.
>Tutto quel che sanno lo devono a questi momenti di irresolutezza e di vigliaccheria, a queste tentazioni geniali e abortite. La netta percezione delle apparenze, sotto le quali si agitano enigmi stupidi e mostruosi, ha fatto accumulare in loro tanta infelicità chiara e torbida che passano la vita a spenderla, a usarla, non avendo né ricchezza né gloria all'infuori di essa.
>(Ogni essere umano sente il bisogno di scusarsi del suicidio che non ha messo in atto. Chi sarebbe tanto modesto da confessare di non avere mai pensato di togliersi la vita? Rispettiamo l'orgoglio degli altri concedendo loro di essersi ravveduti all'ultimo istante. Per vivere in comune bisogna dispensare una tacita assoluzione alla vita di ognuno. La fierezza di esistere compromette; tutti - a gradi diversi - la nascondono, troppo dura e offensiva qual è per gli altri. Essa non fa capolino che ai funerali…).
No.228437
Si può avere un riassunto con una presentazione pover point?
Non vorrei dover leggere quell'abuso edilizio di testo e poi scoprire che non me ne fotteva un cazzo.