>>225165Disamina ineccepibile. Mi permetto di aggiungere il mio.
Il problema della denatalità ha origini culturali, e non economiche. È inesatto descrivere le donne italiane come angeli del focolare mancati, private della gioia della maternità da un apparato statale inefficiente.
La verità è che le donne oggi NON VOGLIONO fare figli. Questo per due fondamentali ragioni:
1) Sono sessualmente libere - È venuta meno la pressione culturale e sociale a sposarsi dell'epoca presessantottina, e ora sono libere di selezionare il partner come se vivessero nello stato di natura. Sappiamo che la biologia femminile porta le donne ad essere molto selettive e di conseguenza ad essere attratte solamente da una porzione ristretta di uomini. Questi ultimi non possono certo fare figli con tutte quelle che lo desiderano, e una donna piuttosto che fare figli con un uomo mediocre preferisce strapparsi le ovaie.
2) Sono economicamente emancipate - Non devono più dipendere dallo stipendio del marito, hanno denaro per divertirsi e prolungare ad oltranza la ricerca del maschio alfa che le ingravidi. È venuta meno la pressione (leggasi "necessità") economica a sposarsi, mentre sono aumentate le pretese nei confronti degli uomini. L'aspetto economico quindi, se conta, conta esattamente in senso opposto: le donne non fanno figli per il troppo benessere.
La liberazione sessuale e l'emancipazione femminile hanno distrutto completamente il sistema monogamico precedente. Pensare di risollevare il tasso di natalità senza monogamia è pura utopia.
Siamo una società fortemente edonistica ed opulenta, dove le donne passano gli anni più fertili ad imbottirsi di contraccettivi per divertirsi senza conseguenze, a fare selezione spietata su Tinder e a studiare per fare una carriera che le renderà solamente più pretenziose riguardo alla scelta del partner per mettere su famiglia.
Migliorare la condizione lavorativa femminile non farà fare più figli alle italiane; le porterà a fare come molte donne americane, le quali arrivate ad una certa età congelano i propri ovuli perché (a detta loro) non trovano più uomini di alto livello per iniziare una relazione.
A dimostrazione di quanto detto, osserviamo i Paesi scandinavi. Essi rappresentano il sogno bagnato di ogni femminista: sono governati da donne, hanno raggiunto la mitica parità dei sessi e hanno un efficiente sistema di welfare che riesce a coniugare la carriera con la maternità. Il risultato? Il loro tasso di natalità, così come quello di tutti i Paesi occidentali, è comunque sotto la soglia di sostituzione ed è superiore a quello italiano solo grazie a tutte le migliaia di iracheni, somali e pakistani importati negli anni. Questi ultimi sono così prolifici proprio perché le loro donne non sono né sessualmente libere né emancipate.
In conclusione, il cambiamento demografico dell'Italia porterà a delle conseguenze disastrose. L'età media aumenterà sempre di più e diventeremo un Paese di vecchi più di quanto lo siamo già; verremo sostituiti etnicamente fino al punto che l'Italia (e il resto dell'Europa a seguire) diventerà un'appendice afroasiatica; ma soprattutto, visto che a figliare di più sono i poveri e gli uomini ricchi, ci sarà una proletarizzazione e polarizzazione della società con relative tensioni sociali, disordine, odio di classe, aumento della disoccupazione, ecc.
Smettiamola di prenderci in giro: il nostro modello sociale e culturale è fallito. È in fallimento da decenni. La denatalità è soltanto il sintomo più evidente.