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Gianni Rivera è stato uno dei più grandi calciatori italiani. Soprannominato l’Abatino per i suoi modi da “bravo ragazzo”, Rivera appartiene a un’epoca in cui non si ostentava, in cui la discrezione e la modestia erano ancora doti socialmente molto apprezzate.
In occasione dei suoi 80 anni, festeggiati oltre un paio di anni fa, il Corriere della Sera ha ripubblicato un’intervista del 1963 rilasciata da Rivera ad Oriana Fallaci.
L’esuberante giornalista fiorentina lo punzecchiava continuamente, ma l’Abatino era barricato in difesa e faceva catenaccio, ribadendo che il successo calcistico, la fama e i soldi non lo avevano cambiato: continuava a vivere con i genitori e aveva la camera condivisa con un fratello più piccolo.
Però, ad un certo punto, la Fallaci andò a solleticarlo sul tema della ragazza, se ce l’avesse o meno e che rapporti avesse con l’altro sesso. L’Abatino non si scompose, ma tradì una sorta di irritazione per l’invadenza delle ragazze, le quali – a suo dire – non gli davano tregua:
Cose serie, niente: per carità. Più tardi possibile. Certo di ragazze se ne conoscono, a far questo mestiere. Chissà perché, svolazzano come mosche sul miele. Scrivono, telefonano. Non che riceva cento lettere al giorno, come hanno scritto: ma le mie trecento alla settimana non me le leva nessuno. Perché scrivono, non lo so. Io non le leggo, le legge tutte mio padre, poveretto. Ad ogni modo le più noiose sono quelle che telefonano.
Ammesso pure che Rivera avesse sparato alto e che il numero di lettere andasse diviso per tre, al giocatore del Milan arrivavano comunque cento lettere alla settimana, che moltiplicate per le 52 settimane annue fa oltre cinquemila missive all’anno. Ed eravamo nel 1963, con i mezzi di comunicazione sicuramente più limitati rispetto ad oggi.
Peraltro all’epoca le ragazze avevano comportamenti più casti, parlando di media generale.
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sì OP, statusmaxxare è la cosa più potente che esista.