No.212995
Visto pochi giorni fa Pride and Prejudice and Zombies su Prime Video, aka Bezos TV.
Sono da sempre stato da sempre stato affascinato da questi remix dark di storie classiche (probabilmente sono l'unico ad aver apprezzato Hansel e Gretel cacciatori di streghe, e un giorno mi prometterò di vedere anche il film con Lincoln ammazzavampiri), quindi mi sono seduto a vedere tutte e due le ore di film nonostante la noia incipiente.
Niente, anche se non conosco per niente l'opera classica da cui si ispira, è praticamente solo un film drammatico in costume d'epoca, lentissimo, con qualche scena di zombie messa lì nel mezzo che non influisce per niente sulla trama. Per fare un esempio, pensate se facessero I Promessi Sposi e invece dell'epidemia di peste a Milano ci mettessero un'epidemia di zombie ma tutto il resto rimanesse tale e quale al libro. Ora traducetelo e fatelo vedere a un'audience internazionale totalmente digiuna dell'opera.
Alla fine non capisco il senso di questa operazione.
Apprezzabile come sempre però Matt Smith, però mi chiedo perché non gli diano sempre lo stesso doppiatore italiano di Doctor Who, visto pure che si comporta sempre come tale in tutti i film che fa.
No.213006 RABBIA!
Ti rispondo se scancelli e lo posti su /mm/
No.213009
>>213006>/mm/>Ultimi post ottobre 2025Ma anche no
No.213028
i film mi annoiano
No.213042
Ecco "Un fleur andalou est mort", un vecchio lungometraggio sanmarinese del 1806.
"Un fleur andalou est mort" si propone come una eliottiana critica del progresso di una tagliente coerenza catartica. Questo film e' un'unione pleonastica di sonorita' mute, un calderone sofferente di precessioni causa-effetto.
Senza dubbio ci si accorge che in una visione di pulsione improntata a sequenze di immagini retro', e dreyeriane, il contenuto emozionale potrebbe essere visto casualkafkianamente utopico, parlando del concetto dell'inutilita' del sistema paragonato alle sonorita' mute di Godard.
Personalmente credo comunque che Rerdeau abbia ragione quando asserisce che il film di Savicevic sia soltanto un esercizio di stile registico tramite un uso ridondante di precessioni causa-effetto, e basta.
Certamente, paragonando "Un fleur andalou est mort" a "Un chien debile", di Savicevic, possiamo notare che e' presente in "Un fleur andalou est mort" un fil-rouge di Bildungsroman che difficilmente troviamo in lungometraggi come "Der Knochen der Herr Schumann".
Non mi trovo d'accordo con Chatroi quando afferma che il capolavoro di Savicevic sia un'unione di presenze sceniche.
Ci si puo' rendere conto che in un ambiente di ermeneuticita' derivato da sequenze di immagini oniriche, il figurante si potrebbe vedere ovviamente biograficamente.
No.213068
Finito di guardare stasera 28 Anni Dopo, pubblicizzatomi addirittura sull'home di Bezos TV.
Sarà che sono passati parecchi anni (sia nell'ambientazione del film che nella vita reale tra un'uscita e l'altra degli episodi), ma non sembra ormai più i due film precedenti, che comunque mi ricordo molto vagamente. Niente più l'horror angoscioso e claustrofobico dei primi film, praticamente ha anche perso tutto il realismo ed è diventato quasi un fantastico, visto che anche gli zombie si sono evoluti in creature semi-fantastiche come in un The Last of Us qualsiasi.
Già si parte con una coming-of-age story dove il papà porta il figlio alla sua prima battuta di caccia allo zombie (sebbene non ne abbiano bisogno) fuori dal paesello fortificato e miracolosamente autosufficiente. Poi comincia a prendere una piega mistica e inverosimile con il dottore solitario che vive apparentemente senza dimora da 28 anni nel nulla, che fa torri di teschi coi morti, e che è l'unico ad aver capito che cospargersi di tintura di iodio tiene lontano il virus.
Insomma già così richiede una sospensione dell'incredulità non indifferente, ma alla fine accetti che è quella la nuova atmosfera del film e ti ci abitui.
Se non fosse poi che è lo stesso film a rovinarsi l'atmosfera nella sequenza dei titoli di coda, dove compare sta gang di sopravvissuti itineranti, ovviamente tutti lindi e fighetti, che sono praticamente un mix di ogni stereotipo britannico contemporaneo (Jimmy Savile + chav + i drughi di Arancia Meccanica + i Teletubbies).
Insomma, non si capisce più dove vogliano andare con la direzione.
Protagonista primario è comunque il grosso cazzo dello zombie alpha gigante che dà la caccia agli umani durante il film, sempre bello incluso nelle inquadrature.
No.213069
>>213068guarda che il figlio lo porta fuori dal paesello fortificato per cacciare selvaggina da mangiare, non gli zombie, testa di cazzo d'un povero ritardato mentale
No.213070
>>213068Ho visto il primo solo l'anno scorso e mi ha fatto cagare. Bruttissimo e fatto malissimo. I personaggi sembrano scemi, dei bimbetti spastici. Non l'ho neanche finito, l'ho chiuso a metà. E poi è troppo anni 90. È uno di quei film che vanno visti quando escono e che perdono tutto il loro valore col passare del tempo.
No.213210
>>213070Siccome siamo su /b/ posso dirti tranquillamente che sei handicappato, spastico e mongoloide, non capisci un cazzo e c'hai la mamma puttana.
28 giorni dopo è uno dei 3 o 4 film zombie che non fanno cagare a spruzzo, non è degli anni '90 e non è "fatto malissimo", tu sei fatto malissimo, l'ha diretto Boyle quindi è anche facile da capire, oltre a non esser fatto come gli altri film di zombie, cioè male e cringe.
Ma soprattutto, ciò che devi capire è che tua madre è una schifosa negra tossica, con la figa distrutta dalle malattie.
No.213223
>>212995
>pensate se facessero I Promessi Sposi e invece dell'epidemia di pesteinvece dell'epidemia di peste potrebbero mettere la pandemenza covidiota col grimpassino.
e al posto di donabbondio mettessero la curia di milano che disse : "la messa? guardatevela in tv".
e al posto di don rodrigo e i bravi mettessero Draghi e Conte
No.213269
Visto ieri Antebellum.
L'ho cominciato a vedere ricordandomelo erroneamente come un film col gimmick del time slip. E a dire il vero anche come tale il film funzionerebbe bene con la protagonista indietro nel tempo e qualche pezzo di tecnologia (telefonini) che la segue addosso.
Poi però mi accorgo che mi stavo sbagliando e avviene la shyamalanata. Nel senso che non è solo una rivelazione alla film di Shyamalan, è proprio come in The Village di Shyamalan e si scopre che lei si trova dentro un grosso parco a tema dove i bianchi LARPano sul serio da schiavisti confederati. Così, senza veramente spiegare il perché.
Scene di pestaggi e violenza pesantissimi da guardare a ripetizione, inflitti con assoluta gratuiticitâ.
I personaggi sembrano troppo stereotipati rischiando di risultare caricature, specialmente considerando gli anni in cui è stato prodotto. Nere in carriera come scrittrici che parlano in TV di "patriarcato" e "razzismo sistemico". Bianche in carriera che a malapena riescono a nascondere l'invidia per il successo e la famiglia della protagonista. In pratica un ritratto di borgesi qualcosa-alti fuori dalla realtà dove uno vuole farla pagare all'altro.
C'era poi questa scena/flashback, prima del big reveal, dove la protagonista e la sua comitiva va al ristorante (dove verranno prese di mira dai rapitori al ritorno) e vedendo l'inversione dei ruoli finora, con la cameriera bianca sottostante alle richieste e ai rimproveri delle amiche della protagonista, mi aspettavo un po' di autocritica o commento sociale, ma invece no e mi rendo conto che data la situazione non ci sarebbe stato posto. A dire il vero, loro neanche vengono rapite e se ne vanno allegramente via in un altro taxi.
Insomma, film che calca molto la mano sia sulla violenza, sia sui ruoli razziali, ma che poi, senza spiegare i perché e i percome, diventa un po' body horror.
No.213299
Visto ieri sera Boss Level.
Divertente e veloce action rocambolesco dove il protagonista si ritrova suo malgrado in un loop temporale che non sa spiegarsi e che viene resettato ogni volta che muore (o se arriva alla fine della giornata senza raggiungerne la fonte, più tardi).
Di film col gimmick del time loop ce ne sono stati già diversi, oramai neanche questo è più una novità. Edge of Tomorrow credo sia stato il capostipite dentro il genere action, e poi c'è stato 57 Seconds che è stato piuttosto loffio.
Questo qui invece gioca molto sulla somiglianza ai videogiochi e alle vite/tentativi extra a partire già dalla prima immagine e gli intertitoli, ma in realtà poi nella storia lo fa in una tale maniera che neanche esso ne è consapevole.
Praticamente il bello di questo è la non-linearità della storia e tutta la suddivisione in, diciamo, "sotto-quest". Il protagonista grinda e rigrinda per raggiungere un obiettivo, poi una volta appreso qualche particolare segreto nuovo sulla vicenda, o incontrato un ostacolo invalicabile, si passa dal prossimo loop a tutt'altra sotto-quest e così via. I personaggi che nei loop precedenti erano solo parte dello sfondo (tipo la campionessa di scherma che si siede al ristorante cinese) diventano vitali nel prossimo e così via, per arrivare poi al letterale speedrunning finale contro il tempo per salvare la moglie scienziata del protagonista. Così facendo neanche l'elemento time loop viene mai a noia e un'ora e mezza volano via veloci.
Praticamente l'esperienza cinematografica più vicina a giocare a Majora's Mask. Tutto il resto, dai villain fino al progetto scientifico alla base degli eventi, è un McGuffin per giustificare a puntino l'azione.
No.213325
>>213315Giorgia, pensi troppo. Va' a farti un altro giro in Giappone
No.213540
Visto Ted Bundy (2019) ieri sera.
Dopo aver visto una biopic su killer John Wayne Gacy (l'unica per quanto ne so; riprese, scenografie e doppiaggio orrende da episodio di Walker Texas Ranger – se vi capita sotto evitatelo), ho deciso di rifarmi la bocca, si fa per dire, con un altro film ispirato ai tru crimezzz.
Di Ted Bundy chissà come mai di film ne hanno prodotti parecchi, e quindi mi sono subito trovato di fronte a una scelta da fare praticamente alla cieca.
Credo di aver preso proprio l'unico che non si concentra né si sofferma sui delitti di per sé stessi.
Qui si va subito al sodo, ossia al processo finale dove Bundy fa anche un po' da "brillante" avvocato di sé stesso. E poi basta.
Cinematografia e costumi (oddio, non so se chiamare gente vestita anni settanta con questo termine, ma evita alcuni degli anacronismi di certi altri film) eccellenti.
Quello che mi colpisce però è la rappresentazione dei personaggi femminili in questo film, chiunque siano e che abbiano delle battute. Praticamente tutte attratte come falene a una lampadina a Bundy, senza che lui faccia niente di speciale per attirarle. La compagnia Liz è in denial tutto il tempo e si ricrede sulla colpevolezza di Bundy solo all'ultimo momento il giorno dell'esecuzione. La Boone che la fanno diventare una sorta di Harley Quinn follemente matta per Bundy fino oltrepassare ogni professionalità. Pure il pubblico del tribunale fatto di donne che vanno a vedere il processo perché dicono che Bundy è bello. Se c'è un messaggio che volevano dare con questo, forse hanno sbagliato a impostarlo.
A questo aggiungiamo il fatto che tutto il film si svolge durante i giorni del processo ma senza nessun flashback o scene dei delitti (o quasi, c'è tipo lui che uccide una sua vittima a picconate alla fine), il che mi porta a dire che senso ha un film su eventi di true crime se allo spettatore non viene ricordato gli atti commessi e la loro brutalità.
Il risultato è che dà l'impressione, soprattutto a chi non è pienamente al corrente dei fatti e che vorrebbe saperne di più, di essere solo un film di un giovane belfaccino (aiuta il fatto che lo hanno pure looksmaxxato ingaggiando nel ruolo Zac Efron) che cerca di difenersi con "charme" e "carisma" in tribunale mentre un esercito di groupies gli sbava dietro ciecamente fino all'ultimo.
Sheldon nel ruolo del capo prosecutore. Anche qui devo fare un discorso simile a quello su Matt Smith/Doctor Who: quando un attore è legato così fortemente a un certo personaggio poi quando lo rivedi recitare in tutt'altro film non riesci più a togliertelo dalla testa e ti viene da pensare che sia lo stesso personaggio che LARPa da avvocato, prete, o che altro, per quanto possa essere seria o affiatata l'interpretazione.
No.213544
op grazie per l'angolo delle recensioni, seguo con interesse
No.213739
>>213737Funfact: "quei tempi" non sono mai finiti e ora gli stessi protagonisti si sono solo imborghesiti e si possono permettere una fotografia migliore.
Pure se il messaggio di fondo ha perso di "innocenza" arrivando finalmente a patti con la propria anima nera e putrida.
No.213744
>>213737Ogni volta che lo vedo sui chan mi dico che lo devo vedere ma poi me ne dimentico.
Qualche giorno fa mi è arrivato il report annuale dell'aggregatore a cui sono iscritto e mi ha detto che ho visto solo 16 ore di film in tutto il 2025. Mi sa che la mia carriera di cinefilo è finita.
No.214053
Visto Abigail ieri sera.
Film fantasy di produzione russa, dove interpretano personaggi decisamente anglo, ambientato in un mondo immaginario dieselpunk che è un guazzabuglio di ogni tropesss occidentali, a uso e consumo principalmente del pubblico domestico.
Comparto grafico decisamente con i comtrofiocchi. Buone le scenografia così come la scelta dei toni e eelle riprese, ma anche i costumi e gli effetti speciali e tridimensionali, che riescono a mantenere uno stile coerente e tutto suo. Ogni volta che vedo questi tipi di film da mercati minori mi viene sempre da chiedermi perché non anche qua da noi (inteso come noi Italia nello specifico, perché di produzioni europee ce ne sono)?
Pecca molto nel ritmo e nella tempistica. Già a 30 minuti è già svelato che ad essere cacciati sono quelli che cominciano a mostrare poteri magici e non c'è nessun morbo, e a meno di 50 la protagonista è già lì che collabora con la resistenza, eccetera.
Personaggi con fin troppo carattere vengono introdotti senza quasi nessuna presentazione e già due scene dopo la protagonista già interagisce con loro con una familiarità e confidenza come se fossero conoscenze di lunga data. Pezzi di lore vengono buttati lì nel mezzo di un dialogo e nella maggior parte dei casi mai più ripresi, tra l'altro essendo una frase o meno sono anche facilissimi da tralasciare. Pezzi di worldbuilding vengono introdotti, vengono usati come plot device per una scena o due, poi abbandonati (bella comunque l'idea che i possessori di poteri magici devono usare macchinari per incanalarli, spero qualcuno riprenda l'idea).
Di solito quando una storia viene caricata così tanto di contenuti nessuno dei quali vengono poi sviluppati è segnale del fatto che è un prodotto derivato e lo spettatore è invitato a consultare l'opera originale per saperne di più, ma a quanto sembra non è uno di questi casi, e sinceramente sono ben oltre la fascia di audience per questi prodotti da potermene interessare.
Protagonista davvero pucciosa. Ho cercato online in quali altri film ha recitato, ma l'hanno acconciata in maniera pucciosa solo per questo film.
No.214063
>>214053prossimamente su netflix: A-BI-GAY
No.214148
Visto Greenland ieri sera.
Disaster movie che volevo vedere da tempo, ma che si è dimostrato essere piuttosto sottotono.
Sebbene la posta in gioco nel film è più alta che in altri disaster movie, i frammenti di cometa assassina sono una presenza lontana che non interferisce mai nella storia familiare che invece fa da elemento centrale nel film – praticamente mostrati solo attraverso notiziari, bolidi che sfrecciano nel cielo e si schiantano all'orizzonte, e la scena dei lapilli che piombano sulle auto ferme in fila (questa credo presa direttamente da Deep Impact). Anche il money shot finale dove il big pezzo di roccia si abbatte sulla terra, e che dovrebbe essere un po' il premio per lo spettatore per aver seguito tutta l'odissea, viene mostrato solo su un'immagine satellitare da un monitor.
Il senso di urgenza, dato che hanno 2 giorni o quasi per mettersi in salvo nel rifugio blindato in Groenlandia, non si sente molto, né tra i protagonisti (che addirittura fanno una capatina dal nonno), sia dai disperati non-selezionati che fanno da sfondo agli eventi.
Anche se ad un certo punto la famigliola finisce per essere separata/rimanere indietro/addirittura repita a causa di vari eventi durante il viaggio, sai già che sono tutti protetti da una plot armor pesante e finiranno tutti sani e salvi, ma comunque ecco che intervengono sempre i deus-ex machina nella persona dei ligi ed eroici militari ai posti di blocco, che assieme ai signori medici et vigili del fuoco mantengono l'ordine e il servizio fino all'ultimo prima che finiscano tutti ammazzati dalla cometa.
Anche la natura di queste avversità poi alla fine verte sempre su qualche NPC che cerca di rubare il braccialetto-pass a uno dei protagonisti o usarlo per questo, nonostante venga spiegato spesso che sono legati univocamente all' identità del legittimo possessore.
Fun fact bloopersss: nella scena finale dove mostrano le città incenerite post-impatto e i messaggi radio dei sopravvissuti che tentano di mettersi in contatto con la base in Groenlandia, si vede Parigi. Solo che nella scena del pianeta terra subito dopo si vede che la cometa ha impattato talmente forte da aver inabissato la Francia e la penisola iberica. Neanche il minimo di continuità.
No.214195
>>214065bel film: un sacco di morti ammazzati, e le poche femmine presenti sono o troie o pronte a tradire
No.214243
Visto Il Visionario Mondo di Louis Wain ieri sera.
Biopic della vita dell'artista, inizio con il dire che Benedict Cumberbatch è più adatto nel ruolo di quanto possa sembrare: dopo essere stato typecastato per il ruolo di geni autistici (Sherlock, Turing) ci sta che interpreti stavolta un personaggio che è semplicemente nello spettro più che altro.
Più che del lato artistico (su cui però si sofferma abbastanza), il film tratta del suo lato privato e personale, soprattutto l'amore per i gatti e i suoi traumi (specialmente quello, mai spiegato durante il film, della sua paura di affogare).
Ne esce fuori un ritratto molto naif, dal ritmo leggero e ciondolante. Wain è narrato e interpretato, benevolmente, come un bambinone mai cresciuto, sia nel bene che nel male (il fatto che non sappia come gestire gli affari riduce lui e tutte le sue sorelle in rovina nonostante il suo successo), e anche nel neutale (tutta la storia sull'elettricità, anche se questa può essere vista come lo zeitgeist del tempo verso le nuove scoperte scientifiche). Anche il rapporto con sua moglie è qualcosa di fanciullesco. La voce narrante che segue tutta la storia, nel suo stile un po' giocoso e ironico, poi non fa altro che aggiungere ulteriormente un tono favolistico nel complesso, che non fa pesare la storia anche quando il dramma si farebbe pesante.
Belle certe scelte stilistiche durante il film. Il laghetto/luogo dei ricordi di Louis e sua moglie è volutamente rappresentato come un dipinto impressionista. Curiosi anche certe lievi variazioni cromatiche durante certe scene catartiche specialmente verso la fine, presumo che sia in parte un riferimento al discorso di sua moglie che lo paragona ad un prisma che rifrange la luce della vita quotidiana.
Promosso.
No.214631
Visto Strawberry Mansion ieri sera
Uno dei pochi film che di recente mi ha fatto dire "ma che ho appena visto?", ma in senso buono.
Il film già inizia con una premessa di per sé surreale: i propri sogni vengono tassati in base ai contenuti, e un esattore va alla casa di un'anziana signora che ha montagne di registrazioni di sogni non dichiarate. La storia vira poi per un momento verso la questione di a chi appartengono e chi controllano i propri sogni, eccetera (il gimmick qui è che pubblicità occulte vengono trasmesse alle persone nei loro sogni). Alla fine però, nonostante tutte le rivelazioni e i colpi di scena che si susseguono, anche questo punto non vede però una vera risoluzione finale. Il vero elemento centrale è la relazione che il protagonista intesse con la versione giovane della signora che vede mentre esamina i vecchi VHS dei sogni.
Molte ovviamente le scene oniriche soprattutto nel secondo tempo durante i lunghi stati di incoscienza del protagonista, che si confondono con la realtà senza però mescolarsi fisicamente con essa, fortunatamente per la comprensione dell'opera
Bella l'estetica futurista ma con elementi old-tech degli oggetti, che poi si estende anche negli effetti speciali pratici (molto usati gli effetti di stop motion e di sovraimpressione, piuttosto che 3D e CGI) o anche l'effetto polvere della pellicola.
Un po' mi ricorda Mulholland Drive, ma soprattutto Brasil, di cui condivide anche l'impostazione black comedy. Film lynchiano senza essere però eccessivamente cervellotico come le sue produzioni.
No.214643
>>214631sembra bello, lo guarderò, gracias per le tue recensioni