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 No.16803

Vecchianon a scuola come andavi?

 No.16806

>È intelligente ma non si applica
ma il problema non era assolutamente mai il fatto che le lezioni fossero tediose fino alla noia con valanghe di esercizi da fare come lavori all'uncinetto.

 No.16810

Una merda.
>È intelligente ma non si applica…
…ma il problema non era assolutamente mai il fatto che le prof erano ignoranti e isteriche e che premiavano solo i lecchini che imparacchiavano a memoria, ottenendo così che la scuola sfornasse un branco di incapaci, perché chi era intelligente aveva capito che era inutile applicarsi più del minimo indispensabile e chi non lo era aveva capito che bastava essere lecchino e tentare ogni trucchetto fino a sfangarla.

Il paradosso è che la scuola italiana e l'università italiana tutto sommato erano pensate bene (giacché il loro impianto nasceva in tempi fascisti, da parte di docenti che dovevano mostrare al Duce che la scuola non era una perdita di tempo per gente ricca, dovevano mostrare che una terza media formava abbastanza da lavorare, e che un diploma era sufficiente per un lavoro anche serio, e che l'università avrebbe sfornato solo eccellenze). Cioè che ancor prima di insegnare, veniva il dovere di educare. Insegnare significa calarti addosso un elenco di nozioni. Educare significa formarti una mentalità tale che di fronte alle nozioni saprai come trarre il meglio.

La scuola doveva educare ad una mentalità aperta ed elastica - da cui lo studio di latino, filosofia, biologia, letteratura, matematica anche a livelli pitutosto complessi. Quello che era importante non era la nozione da infilare in testa, ma il modo di affrontarla. Studiare Dante Cicerone Manzoni Virgilio Parmenide e l'analisi delle funzioni, doveva servire a indurti a ragionare, a dedurre almeno i primi tentativi da fare per affrontare problemi che non avevi mai visto (per cui anche al liceo classico si faceva matematica, anche allo scientifico si faceva latino e filosofia), ad avere capacità di osservare e di "smontare" in questioni abbordabili quelle che a prima vista ti apparivano come questioni difficili da affrontare.

Avevi studiato la Divina Commedia e al di là della cultura letteraria avevi capito che dietro ogni testo scritto c'è una struttura, un messaggio generale, contenuti extra e magari anche qualche fregatura da individuare leggendo "tra le righe", avevi capito il complesso e articolato metodo con cui era stato composto e il tipo di lettori che l'autore si aspettava di impressionare e il tipo di lettori di cui non gliene fregava niente, avevi capito come analizzare qualcosa di cui magari non te ne importa nulla e poi dedurre gli effetti che avrebbe avuto la lettura del testo da parte di gente meno intelligente di te. E ancora ti chiedevi cosa avrebbero dedotto quelli più intelligenti di te. E stiamo parlando di un testo di otto secoli fa, in terzine poetiche, lunghissimo: se sei capace di affrontarlo con "sguardo critico", sarai più facilmente capace di affrontare programmi elettorali, testi legislativi, istruzioni di assemblaggio e garanzia…

E quando da adulto ti saresti imbattuto nel Mein Kampf o nel Capitale o nella Bibbia o in un manifesto anti-vaccinista, avresti fatto (forse perfino inconsciamente per abitudine) l'analisi del testo, per capire cosa volevano dire effettivamente gli autori, quali eventuali fregature ci sono, cosa va preso sul serio e cosa è esagerazione modo di dire insinuazione metafora allusione svarione. Avresti potuto dare un giudizio di valore piuttosto onesto anche a un testo di cui non condividevi nulla. Avresti imparato a riconoscere se i paroloni che tappezzavano il testo erano lì come specchietto per le allodole o come modo di nascondere l'assenza di idee degli autori. Avresti tirato le conclusioni, avresti capito cosa succede a prendere sul serio certi comodi slogan, avresti dedotto cosa avevano dimenticato o trascurato (deliberatamente?) gli autori.

E tutto questo a diciott'anni freschi fatti mentre prendevi la maturità. E avresti potuto decidere se era il caso di continuare all'università senza spaventarti di fronte ai complicati libroni e difficili paroloni usati nei corsi.

E invece l'hanno avuta vinta i coglioni. La scuola fatta di nozionismo, di progetti, di un instancabile "darsi da fare" per le cazzate in voga al momento: ieri politiche, oggi social.

Siamo al punto che la maestra delle elementari non sapeva che le moltiplicazioni sono addizioni ripetute. Se non insegni ai bimbi questo concetto, non capiranno mai la comodità di conoscere a memoria le tabelline, e andranno in tilt tutte le volte che devono fare una moltiplicazione. Vorranno prendere la funicolare in due, 2,60€ a testa quindi 5,20€, e resteranno straniti quando il bigliettaio dice loro che 2,60€ è corsa singola, 5,20€ è andata ritorno, e che per due persone fanno 10,40€: "ma com'è possibile, è molto più di quel che pensavamo di spendere!"

 No.16811

>>16810
ecco il cocco dell'insegnante di sostegno

 No.16812

>>16810
mucho texto

 No.16813 RABBIA!

Ah ecco, dossieraggiofag ora è qui e non posta più di là

 No.16815

>>16810
Anche il mio professore di Lettere al liceo ha fatto lo stesso discorso che hai fatto tu. Cultura e nozionismo sono due cose diverse.

 No.16822

andavo male, ma la colpa è 30% mia e 70% dei miei genitori.
Mio padre aveva lo studio in città A e poi avevamo casa in città B.
Il pomeriggio potevo trovarmi quindi in città A o in città B. Fine anni 90/inizio 2000 non si poteva studiare con internet, e servivano i libri. Ovviamente non potevo fare un trasloco completo ogni volta e mi trovavo spesso senza libri.
Inoltre tornavo spesso a casa molto tardi e dovevo alzarmi presto, quindi dormivo poco. Un ragazzino non può dormire solo 5-6 ore a notte. Mia madre non sa cucinare, ed ero malnutrito, con ulteriori danni irreparabili al fisico e al cervello oltre a quelli già causati dalla mancanza di sonno.
Poi non avevo a casa uno spazio dove studiare. La mia stanza era il caos totale. La cucina era piena di orologi che ticchettavano perché mio padre era un accumulatore compulsivo.

Quando inevitabilmente mi trovavo indietro nei programmi di latino, ecc mia madre si limitava a dirmi "studia, studia, perché non studi?". Come se un ragazzino di 15 anni che si trova severamente indietro con gli studi possa sapere come fare a recuperare usando 2 libri scritti a cazzo di cane. E non le è mai venuto in mente di prendere una giovane ragazza con le tette grosse per darmi ripetizioni e invogliarmi a studiare, nonostante i soldi ce li avesse.

Inoltre essendo adolescente ero super-arrapato, ma non avendo avuto figure di riferimento maschile non sapevo come indirizzare l'arrapamento. Siccome non ero nemmeno brutto, avevo ragazzine che mi stuzzicavano perché interessate, e aprivano così scenari nella mia immaginazione, distraendomi ulteriormente essendo che non avevo i mezzi per trasformare il loro stuzzicare in qualcosa di concreto.

Io non sono un genio e né avevo sta grande voglia, ma se i miei genitori non fossero stati dei completi inetti sociali e mi avessero dato i mezzi invece di ostacolarmi attivamente adesso me la passerei alla grande. Infatti le poche volte che sono riuscito a studiare con calma, spesso argomenti isolati, ho preso voti alti (es fisica 9-10, storia, filosofia). Non avrei avuto problemi a completare gli studi delle superiori con successo.
All'università poi mi hanno causato ulteriori problemi, come se non fossero stati sufficienti quelli dell'adolescenza, e ovviamente non sono riuscito a concludere un cazzo.

Come ciliegina sulla torta sono stato educato all'idea che nella vita bisogna prendersi le proprie responsabilità. Quindi per tutti i miei 20 anni se la mia vita era una merda e non concludevo un cazzo la colpa era mia, con effetti negativi sulla mia autostima.
Poi a 30 anni, dopo aver raccolto un po' di soldi, ho speso un po' di tempo con uno psicologo e mi ha fatto notare che per i fatti che qui ho citato, più altri, non avevo proprio speranze ed era inutile che mi accusavo.

Ancora oggi comunque il senso del "se sono sfigato è colpa mia" resta.

 No.16824

La mia vita scolastica si può dividere in due parti:
Nella prima, che è durata pressapoco fino al primo anno di superiori, ero quasi sempre il primo della classe, studiavo e mi piaceva farlo, leggevo e andavo in giro per i musei, il mio sogno era quello di fare l'archeologo e viaggiare per il mondo. I voti alti mi aiutavano ad essere considerato bravo e serio dai professori e in famiglia.
La mia seconda vita scolastica inizia quando i miei genitori si separano. Ero il primogenito e un ragazzo sensibile e ne ho sofferto. I miei non sono borghesi, lo studio per me rappresentava una rivalsa e un tentativo di emancipazione, ma a quel punto ho iniziato a soffrire di attacchi di panico e sociofobia annessa a paura di tutto e dell'esterno, all'epoca non ero in grado di mettere a fuoco quello che mi accadeva, subendo tutto passivamente. Questo mi ha portato ad isolarmi, a non fare quelle cose che un ragazzino dovrebbe fare alla sua età e al terzo anno di liceo sono semplicemente "scoppiato". Non ho più studiato, non andavo per lunghi giorni a scuola e alla fine fui bocciato e rimandato. Così anche l'anno dopo, il diploma sono riuscito a prenderlo solo da privatista.
Sono "rotto" ancora oggi dopo 15 anni.

 No.16828

>>16803
anch'io ero intelligente "ma non si applica"
e grazie a stocazzo che non mi applicavo più del necessario: i raccomandati prendevano 7 per un interventino da posto e io che avevo portato tutto il programma e fatto un'interrogazione esemplare, mi becco un 6+ e ma allora vaffanculo.

alla laurea invece 110 e lode e senza mai rifiutare un voto; i raccomandati c'erano ma i docenti non erano coglioni come nella scuola

 No.17613

>>16803
al liceo scientifico andavo una merda in tutte le materie specialmente matematica e fisica.

all'università andavo piuttosto bene, specialmente matematica e fisica.

tldr, la scuola pubblica è un cancro.

 No.17717

>>16828
Confermo la parte che i docenti universitari non erano coglioni, ma era comunque uno stress dover studiare 10 per ottenere 8-9 mentre altri studiavano 1-2 per ottenere 10. E questo faceva incazzare uguale.
I baroni universitari ci sono sempre stati e ogni tanto per sciacquarsi la coscienza cacciavano una sessione di sanatoria, cioè con gli scritti facili e gli orali generosi con domandine semplicine. Io mi sono laureato così, sulle sanatorie, me ne son persa solo una e passarono quattro anni quattro prima che ne facessero un'altra, bestie merdose.

 No.17719

>>17613
dubito che l'università ti abbia fatto recuperare le materie in cui avevi le lacune. come hai fatto a rimetterti in pari per poter seguire le materie?

 No.17731

>>17719
il programma di matematica delle superiori non è lungo da assorbire, specie se hai talento. Nella scuola italiana ti complicano la vita all'infinito.
Esempio banale: l'equazione è due valori uguali, quindi per tenerli uguali fare la stessa operazione da entrambi i lati. A scuola ti insegnano che devi "portare dall'altro lato e cambiare segno", con tutte le complicazioni del caso e non capire che cazzo fai.

E comunque esiste internet, esistono i libri. Non serve ad un cazzo andare a scuola per imparare, basta voler imparare e si impara.
La scuola pubblica è uno spreco di risorse immenso.



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